{"id":511,"date":"2018-10-29T15:55:36","date_gmt":"2018-10-29T15:55:36","guid":{"rendered":"https:\/\/fl.idealab-dev.ch\/index\/?p=511"},"modified":"2022-03-21T16:00:41","modified_gmt":"2022-03-21T16:00:41","slug":"perche-un-contributo-di-coesione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/perche-un-contributo-di-coesione\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 un contributo di coesione?"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:1248px;margin-left: calc(-4% \/ 2 );margin-right: calc(-4% \/ 2 );\"><div 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1.3 miliardi suddivisi su 10 anni a partire dal 2020 (ovvero una media di 130 milioni annui). Cerchiamo di capirne le ragioni.<\/p>\n<p><strong>Il primo ed il secondo \u201ccontributo di coesione\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Come noto, nel 2006 il popolo svizzero ha accolto la prima \u201ctranche\u201d decennale di questo \u201ccontributo di coesione\u201d destinato a ridurre le disparit\u00e0 economiche fra i vecchi membri dell\u2019Unione europea ed i nuovi paesi dell\u2019Europa centrale, usciti molto indeboliti da mezzo secolo di giogo comunista. L\u2019eliminazione delle disparit\u00e0 economiche strutturali era (e rimane) un mezzo per far crescere pi\u00f9 rapidamente questi mercati, a beneficio dei paesi pi\u00f9 sviluppati che vi esportano i loro beni. La Svizzera, associata bilateralmente al mercato UE pur senza farne parte, beneficia a sua volta di questa crescita, ed ha deciso nel 2006 di destinare un contributo volontario ai paesi interessati.<\/p>\n<p>Ai paesi membri dell\u2019UE o dello SEE il contributo \u00e8 stato fissato unilateralmente da Bruxelles. Ad esempio la Norvegia paga pro capite il quadruplo di quanto la Svizzera ha deciso di sua iniziativa, i membri dell\u2019Unione molto di pi\u00f9. Inoltre gli altri versano i contributi nelle casse dell\u2019UE, la Svizzera sceglie essa stessa i progetti che sostiene nei paesi interessati, in collaborazione con le autorit\u00e0 o con le ONG, li finanzia direttamente e ne controlla i risultati (57 milioni su 1305 sono destinati a questa gestione svizzera).<\/p>\n<p>La prima tranche presupponeva una seconda di uguale portata, ed \u00e8 quanto le Camere federali hanno deciso nel 2016 per il prossimo decennio, adottandone la relativa base legale. Nessuno ha impugnato il referendum contro la legge, che \u00e8 dunque entrata in vigore. Ora si tratta di applicarla, cosa che il Governo ha proposto alle Camere con due distinti decreti:<\/p>\n<ol>\n<li>uno di poco superiore al miliardo su dieci anni per i medesimi paesi di Europa centrale (con una leggera modifica della chiave di riparto, onde aiutare chi ha maggiori bisogno rispetto a chi, come la Polonia, ha gi\u00e0 molto beneficiato dell\u2019adesione all\u2019UE);<\/li>\n<li>uno di duecento milioni a favore dei paesi mediterranei che sono confrontati ai costi importanti dei flussi di rifugiati o migranti in arrivo da Sud (e che noi siamo ben contenti di vedere gestiti l\u00ec piuttosto che da noi).<\/li>\n<\/ol>\n<p>A favore di questa seconda e ultima tranche decennale depone non solo l\u2019impegno morale preso al momento della prima tranche, ma soprattutto l\u2019interesse economico del mercato europeo per la Svizzera: il contributo annuo medio corrisponde all\u2019uno per mille delle nostre esportazioni verso l\u2019UE.<\/p>\n<p><strong>Il degrado delle relazioni con l\u2019UE<\/strong><\/p>\n<p>Non senza ragione c\u2019\u00e8 per\u00f2 chi si chiede se le nostre relazioni con l\u2019UE, chiaramente deteriorate negli ultimi anni, giustifichino la conferma di un contributo deciso all\u2019epoca in tutt\u2019altre condizioni. La Commissione esteri degli Stati \u2013 che sul principio del contributo \u00e8 entrata in materia per 10 voti a 2 \u2013 condivide l\u2019idea che ci sia un legame politico fra i vari temi in discussione fra Svizzera ed UE, e lo dichiarer\u00e0 espressamente durante il dibattito al plenum del Consiglio a dicembre. Una minoranza della Commissione avrebbe preferito andare pi\u00f9 lontano, inserendo nei due decreti un articolo che imponga al Governo di dare avvio ai programmi solo dopo un miglioramento sensibile delle nostre relazioni con l\u2019UE e la rinuncia di quest\u2019ultima a misure discriminatorie.<\/p>\n<p>La maggioranza ho invece ritenuto che un simile articolo di legge sia difficile da interpretare (a partire da quando si pu\u00f2 ritenere che le relazioni sono \u201csensibilmente migliorate\u201d?) e inopportuna proprio perch\u00e9 i tre dossiers attualmente sul tavolo (contributo di coesione, equivalenza borsistica e accordo quadro) sono formalmente e giuridicamente indipendenti.<\/p>\n<p>Tutta la Svizzera si \u00e8 giustamente indignata un anno fa quando la Commissione Juncker ha pretestuosamente limitato a un anno solo l\u2018equivalenza della borsa svizzera con quelle dell\u2019Unione, esigendo la conclusione dell\u2019accordo quadro per prolungarla oltre. Questa misura ricattatoria costituisce una chiara discriminazione della Svizzera rispetto a tutte le altre borse extra-comunitarie, e se applicata provocher\u00e0 il nostro ricorso all\u2019Organizzazione mondiale del commercio, oltre alle contromisure preannunciate dal Consiglio federale lo scorso giugno.<\/p>\n<p>Commettere ora da parte nostra lo stesso errore che rimproveriamo a Bruxelles, creando un legame formale ingiustificato fra il contributo di coesione e gli altri due dossier non rafforza la posizione della Svizzera, ma anzi la indebolisce e d\u00e0 ragione proprio al vincolo pretestuoso inventato da Juncker per farci pressione. E purtroppo non \u00e8 una leva atta a far pressione sulla Commissione, che se ne impipa tranquillamente delle \u201dnoccioline\u201d elvetiche destinate a progetti specifici in certi paesi d\u2019Europa centrale e meridionale che al momento non godono proprio dei favori di Bruxelles\u2026<\/p>\n<p><strong>Fiducia s\u00ec, ma con l\u2019arma di riserva<\/strong><\/p>\n<p>Meglio dunque cercare di ricostruire un rapporto di fiducia degradatosi dal 2012 per diverse cause, un po\u2019 anche nostre. Se gli Stati accettano questo contributo volontario, sottolineando il legame politico fra i tre dossiers ma non creandone uno formale, l\u2019UE dovrebbe poter sbloccare l\u2019equivalenza borsistica senza perdere la faccia, anche qualora l\u2019accordo quadro non fosse ancora sotto tetto.<\/p>\n<p>Ovviamente, non ne abbiamo la certezza. Ma se la Commissione Juncker dovesse persistere nel suo atteggiamento ricattatorio non riconoscendo l\u2019equivalenza borsistica oltre il 31 dicembre, abbiamo l\u2019arma di riserva, ovvero il voto al Consiglio nazionale a marzo. \u00a0In tal caso non vi sarebbe pi\u00f9 ragione di dare quel contributo volontario che fra partner corretti si giustifica, sarei il primo a dirlo.<\/p>\n<p>Con questa arma di riserva noi non dichiariamo guerra, ma ci atteniamo al motto degli antichi romani <em>\u201csi vis pacem, para bellum\u201d<\/em>. Al quale per\u00f2 un romano dei nostri tempi aggiungeva maliziosamente <em>\u201csi vis bellum, para culum\u201d<\/em>. \u00a0Infatti, una guerra commerciale danneggia sempre ambo le parti, ma farebbe pi\u00f9 male a noi per un semplice dato matematico: la Svizzera esporta pro capite oltre 13500 franchi all\u2019anno verso l\u2019UE, l\u2019Unione esporta verso la Svizzera poco pi\u00f9 di duecento franchi l\u2019anno pro capite. Non \u00e8 colpa nostra, ma in caso di degrado delle relazioni le ricadute sarebbero pi\u00f9 pesanti per noi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":515,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,28],"tags":[],"class_list":["post-511","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","category-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=511"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":516,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511\/revisions\/516"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/media\/515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=511"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=511"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/filippolombardi.ch\/index\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=511"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}