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LUGANO  Corriere del Ticino, 23.7.2021

Giugno è stato un ottimo mese a livello di voli e cifra d’affari, il migliore degli ultimi quattro anni – Rimangono però le incertezze sul passaggio della struttura ai privati dopo l’ultimo reclamo contro la procedura, che ha spiazzato il Municipio

Giuliano Gasperi

In cielo va tutto bene, a terra meno. Parliamo dell’aeroporto di Agno, diviso tra gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi mesi e il garbuglio che si è creato attorno alla procedura per il passaggio dello scalo ai privati. Iniziamo dai risultati, con lo scorso giugno che ha fatto registrare un record a livello di voli e cifra d’affari. «È il miglior mese da quattro anni a questa parte – rivela Filippo Lombardi, municipale di Lugano responsabile del dossier – e luglio sta viaggiando sugli stessi livelli. Ciò significa che lo scalo vive, ed è in salute». Significa anche che il Municipio, se le cose continueranno ad andar bene, non dovrà chiedere al Consiglio comunale un nuovo credito per i salari dei dipendenti rimasti ad Agno dopo la liquidazione di Lugano Airport: un grattacapo politico in meno.

La performance positiva nei mesi «buoni» di quest’anno – quelli invernali sono fisiologicamente meno redditizi, soprattutto se mancano i voli di linea – segue la chiusura in attivo della gestione 2020, alla faccia della prima ondata pandemica. «L’impressione è che l’aeroporto possa stare in piedi da solo – conferma Lombardi – ma va ricordato che non stiamo facendo grossi investimenti ». Questi rientreranno nel discorso con i futuri gestori.

E qui entriamo nella parte complicata della storia.

Accordo difficile

Il fatto che lo scalo vada bene toglie un po’ di pressione al Municipio, permettendogli di gestire il passaggio ai privati «senza avere un coltello puntato alla gola», per citare Lombardi. Meno pressione, sì, ma non meno difficoltà a sbrogliare la matassa. L’ultimo nodo è il ricorso con cui due gruppi candidati alla gestione, Team Lug e Northern Lights, per la seconda volta, hanno contestato la procedura scelta dalla Città. Questo dopo che l’ente pubblico, messo sotto scacco da una prima serie di ricorsi, aveva annullato la sua decisione di portare in «finale» le cordate capitanate da Sir Lindsay Owen-Jones e Stefano Artioli e fatto rientrare in corsa, almeno sulla carta, i quattro gruppi esclusi, compresi Team Lug e Northern Lights. Secondo questi ultimi, tuttavia, le strade da percorrere sono altre: o si riparte da zero con un concorso (e non con una call for expression of interest) o i progetti già presentati non potranno essere modificati di nuovo. «Stiamo preparando le nostre osservazioni sul ricorso, poi si pronuncerà il Consiglio di Stato» dice Lombardi.

Potrebbe esserci spazio per un accordo bonale?

«Difficile. L’ultimo ricorso è un po’ incomprensibile – incalza il municipale –. È un ricorso contro quello che avevano richiesto nel ricorso precedente. Noi avevamo riaperto i giochi per tutti». La nuova contestazione, tra l’altro, non penalizza solo la Città, ma anche i gruppi favoriti per la vittoria. Favoriti e desiderosi di attuare i loro piani. Ecco perché parliamo di «garbuglio».

Prospettive elettriche

La situazione è incerta anche a livello di tempi. «Speriamo che entro l’autunno si faccia chiarezza, così potremo aggiornare la nostra tabella di marcia. Dopo l’estate comunque informeremo il Consiglio comunale». La Città deve anche decidere la nuova composizione del gruppo di lavoro che la accompagna nell’iter per la cessione ai privati: un grattacapo politico in più. «Troveremo la giusta strada» taglia corto Lombardi.

Intanto sono state prese altre decisioni. Uno studio paragonerà l’impatto fonico di due velivoli della Avilù, uno a cherosene e uno elettrico, «per capire in che misura lo sviluppo degli aerei elettrici potrà esserci utile» spiega Lombardi. La Città ha poi chiesto all’Ufficio federale dell’aviazione civile di riattivare le discussioni sul perimetro e le condizioni d’esercizio dello scalo. Quello attuale è in vigore dal 2004 ed è stato pianificato sui 700 mila passeggeri ipotizzati a fine anni ‘90. Un’altra discussione verrà portata avanti, col Cantone, sul passaggio della futura circonvallazione, che imporrà lo spostamento dell’attuale sistema di avvicinamento strumentale. «Stiamo valutando come sfruttare questa situazione per passare a un sistema satellitare». I costi non sono bassi. Bisogna mettersi d’accordo, anche qui.