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Ho letto ieri con interesse una lettera al Corriere a firma Fabrizio Cereghetti (che non ho l’onore di conoscere), il quale si interessa curiosamente del potenziale malumore che la mia candidatura a Lugano potrebbe suscitare nella presidenza dell’HC Lugano.

Cereghetti è ben informato sul passato, visto che si ricorda di certe mie disavventure automobilistiche – l’ultima delle quali risalente a 16 anni or sono -, ma è meno informato sul presente quando ritiene «risaputo» che fra me e Vicky Mantegazza non corra buon sangue. È vero il contrario: pur sapendo bene che fra le squadre e le tifoserie HCL e HCAP deve esistere una sana competizione – è il sale dello sport e in fondo della società – i rispettivi presidenti si capiscono molto bene e si rispettano pienamente. Entrambi conoscono gli sforzi immensi, personali e finanziari, che anno dopo anno sono necessari per mandare avanti fra mille incomprensioni i rispettivi club, offrendo al pubblico quelle emozioni che fanno il bello dello sport e della vita di ogni tifoso.

Lo sport ha però bisogno non solo di giocatori, tifosi e presidenti, ma anche di infrastrutture adeguate. Ho già detto in un paio di interviste che – avendo pagato le mie imposte a Lugano dal 1987 al 1995 – sono lieto di aver contribuito alla costruzione di quella che all’epoca si chiamava Resega. Tanto quanto sono grato ai Ticinesi nel loro insieme, indipendentemente dalla fede sportiva, di aver sostenuto con alcuni contributi pubblici una regione periferica come la Leventina, consentendole di costruire un nuovo stadio multifunzionale che servirà presto da polo di attrazione per l’intera regione.

Ma se una regione di montagna deve difendere con fierezza la propria identità e mantenere adeguate opportunità di lavoro e ricadute economiche per non morire, Lugano ha un tutt’altro compito per il futuro del Ticino. A Lugano spetta con ogni evidenza il ruolo di polo economico, lavorativo, commerciale e culturale del cantone. Un ruolo trainante che comprende anche lo sport e le sue infrastrutture, che devono essere al passo coi tempi per permettere alla gente (e soprattutto ai giovani) di vivere con piacere a Lugano e alla città di poter competere in Svizzera e in Europa come è suo compito.

Qui non c’è nessun «affaire à suivre», caro Cereghetti. Al contrario, «l’affaire est entendue»: mi batterò per le infrastrutture sportive di Lugano – la città di mia nonna – con la stessa determinazione con cui mi batto da dodici anni per una importante infrastruttura della Leventina, la valle di mio nonno. Con la profonda convinzione che in queste cose ogni anno di ritardo è irrimediabilmente un anno perso, che costa molto caro a tutti.

Filippo Lombardi

cdt, 2.2.2021